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GALLERIA

ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO SARDI

con Giulio Landis e Stefano Farris

scritto e diretto da Giacomo Casti

Oggetti scenici a cura di Antas Teatro, Oriol Caminal Martinez,

Rahul Bernardelli e Donatella Concas

Due uomini seduti a un tavolo, in un non meglio precisato nascondiglio. In attesa. Un futuro tanto prossimo quanto indefinito, in una Sardegna che non è più la Sardegna di oggi, ma mantiene ancora forti tutti i suoi connotati e tutte le sue problematiche, sociali e politiche...

 

Rosencrantz e Guildenstern sono due personaggi minori dell’Amleto: spie, amici d’infanzia del principe danese e figure ambigue dalla fine incerta. Rosencrantz e Guildenstern sono morti è una piece tragicomica e un film del drammaturgo Tom Stoppard, lavoro ascrivibile ai territori del Teatro dell’assurdo. Sia Shakespeare che Stoppard c’entrano poco o nulla con questa storia. O forse no, e in realtà è possibile, anche a prescindere dalla volontà di chi scrive, rinvenirne i segni e gli ectoplasmi a più livelli (quelli, di fantasmi, e quelli di altri ottomila film, e libri, e storie e vicende. È la contemporaneità, bellezza). Ciò che è certa, insieme al gusto di “campionare” un titolo favoloso, è la volontà di parlare di.. beh, in realtà non c’è nessuna volontà certa, alla base di questo progetto. C’è un testo che è venuto costruendosi e plasmandosi nella relazione con due personaggi, protagonisti assoluti di una storia composta dalla personalità dei suoi autori (un autore/regista e due attori) e dalla loro comune appartenenza: al popolo sardo – sia detto senza retorica, e senza piaggerie, e senza nazionalismo; con la semplice consapevolezza di essere, insieme a tante altre cose e prima di altre, sardi. Sulla sardità vera e presunta, sulla negoziazione continua delle proprie identità, sulle convinzioni che ne possono conseguire, insomma, su questo territorio scivolosissimo abbiamo provato a marciare come su di un Panzer, indifferenti ai rischi, agli stereotipi e ai luoghi comuni; anzi sguazzandoci, sulle ovvietà e sulle banalità, dandole come ovvie anche nel mondo futuro e appena prossimo in cui è ambientata la storia. Già, la storia. Cosa dire senza sottrarre spazio al piacere del racconto, della comprensione graduale, del rapporto in divenire con i due personaggi? Nulla, se, come è vero, la parola d’ordine è discrezione, a teatro in generale come nello spazio teatrale precipuo in cui si muovono i nostri due eroi. Limitiamoci a dire che, in un non meglio precisato nascondiglio, due uomini seduti a un tavolo sono in attesa, aspettano che arrivi il loro momento, e intanto.. (intanto, il teatro)

 

Giacomo Casti

 

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